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Come azzerare le liste d'attesa in sanità: 3 mosse, 0 code

Scritto da Artexe | 5 maggio 2020

Aggiornato al 30/07/2026

Come ridurre le liste d'attesa in sanità? La domanda è semplice e diretta, ma una risposta coerente deve tenere conto della complessità del sistema che genera quello che resta il principale limite percepito della sanità pubblica. I numeri lo confermano senza appello: secondo i dati Istat, nel 2024 quasi 5,8 milioni di cittadini (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a una visita o a un accertamento pur avendone bisogno, contro il 7,6% del 2023 e il 6,3% del periodo pre-pandemico. La quota di chi rinuncia specificamente a causa delle lunghe liste d'attesa è quasi triplicata rispetto al 2019.

Il risultato di questo squilibrio tra domanda e offerta è duplice: da un lato l'aumento dei tempi d'attesa, dall'altro lo spostamento di una parte crescente della spesa sulle famiglie. Sempre secondo l'Istat, nel 2025 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto 190,1 miliardi di euro (l'8,4% del PIL), di cui oltre 42 miliardi a carico diretto delle famiglie. In altre parole: chi può, paga di tasca propria per accorciare l'attesa; chi non può, rinuncia. Ridurre le liste d'attesa, quindi, non è solo una questione di efficienza organizzativa, ma di equità d'accesso alle cure.


La normativa oggi: dal PNGLA 2019-2021 al Decreto Liste d'Attesa 

Per capire come ridurre le liste d'attesa occorre partire dalle regole del gioco, che negli ultimi anni sono cambiate profondamente.

Lo storico Piano Nazionale Governo Liste di Attesa (PNGLA) 2019-2021 aveva definito l'impianto di base tuttora valido: l'elenco delle prestazioni ambulatoriali e soprattutto le Classi di priorità — U (urgente), B (breve), D (differibile) e P (programmata) — ciascuna con un tempo massimo di attesa da garantire per almeno il 90% delle prenotazioni. Quell'impianto ruotava già attorno a un concetto chiave: l'appropriatezza prescrittiva, cioè l'uso delle risorse laddove vi sia un reale bisogno clinico, a garanzia dell'equità d'accesso.

Su queste fondamenta si è innestato un intervento normativo molto più incisivo: il Decreto Liste d'Attesa (Decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito nella Legge 29 luglio 2024, n. 107), seguito dal nuovo PNGLA 2025-2027. Le novità più rilevanti per chi governa i processi sanitari sono:

  • Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa (PNLA) — Nell'ambito della Missione 6 Salute del PNRR, è stata istituita un'infrastruttura nazionale, gestita da AGENAS sul Portale della Trasparenza, la cui prima versione è online dal giugno 2025. L'architettura prevede l'interoperabilità tra la PNLA e le 21 piattaforme regionali (PRLA), che confluiscono in un cruscotto nazionale per il monitoraggio dei tempi di attesa. Le linee guida di funzionamento e interoperabilità sono state fissate con il Decreto ministeriale del 17 febbraio 2025, mentre un successivo decreto di fine 2025 ha ripartito tra le Regioni oltre 27,4 milioni di euro per rendere operativo il sistema.
  • CUP unico regionale (o intraregionale) — I Centri Unici di Prenotazione devono ora includere nelle agende tutte le prestazioni, sia del pubblico sia del privato accreditato, con il divieto di sospensione o chiusura delle agende di prenotazione.
  • Garanzia della prestazione e ampliamento dell'offerta — È previsto un meccanismo che assicura al cittadino tempi certi anche tramite il ricorso all'intramoenia o alle strutture private accreditate, insieme all'estensione delle visite in fascia serale e nel fine settimana, al superamento del tetto di spesa per il personale a partire dal 2025 e a una flat tax al 15% sulle prestazioni aggiuntive dei professionisti.
  • Organismo di verifica e controllo — Un sistema di vigilanza monitora, anche attraverso i dati della PNLA, il rispetto dei criteri di efficienza e appropriatezza, con la possibilità per il Ministero della Salute di intervenire con poteri sostitutivi in caso di inadempienze.
  • RAO e appropriatezza "intelligente" — Il PNGLA 2025-2027 valorizza il metodo dei Raggruppamenti di Attesa Omogenea (RAO) come riferimento per l'appropriatezza prescrittiva. Aspetto particolarmente significativo: la norma prevede esplicitamente che il monitoraggio dell'appropriatezza possa avvalersi anche di piattaforme di intelligenza artificiale, in coerenza con i criteri RAO e le buone pratiche clinico-assistenziali.

Il messaggio di fondo è chiaro: il legislatore chiede alle strutture di passare dal semplice adempimento a una governance attiva e misurabile dei tempi d'attesa. E qui entra in gioco l'approccio data-driven.

Come ridurre le liste d'attesa: l'approccio data-driven in 3 mosse 

I primi dati resi disponibili dalla Piattaforma nazionale hanno confermato la gravità del problema: il Servizio Sanitario Nazionale rispetta i tempi massimi solo per circa la metà delle prestazioni programmabili, con punte di attesa che per alcuni esami possono superare i 300 giorni. Ma un monitoraggio nazionale, per quanto necessario, resta uno strumento in larga parte descrittivo ed ex post: fotografa la situazione, non la corregge.

Per accorciare davvero i tempi, ogni struttura deve dotarsi della capacità di acquisire i dati e trasformarli in informazioni utili — non solo per "fotografare" le performance in tempo reale, ma per agire sul rapporto domanda/offerta in modo predittivo. Ecco le tre mosse.

Mossa 1 — Valutare le performance del sistema

Per accorciare le liste d'attesa bisogna innanzitutto conoscere le performance del sistema con un livello di dettaglio che i cruscotti nazionali non offrono. Questo significa utilizzare i dati disponibili per analisi granulari: tempo medio di attesa per singola prestazione e per classe di priorità, tasso di saturazione delle risorse umane e tecnologiche, distribuzione delle agende tra erogatori, consistenza delle liste per singolo reparto.

Pur avendo valore prevalentemente descrittivo, questo tipo di indagine abilita ottimizzazioni concrete: permette di individuare i settori in cui il sistema è in sofferenza e di intervenire con azioni mirate lato offerta, oltre a garantire quella qualità del dato che è oggi la precondizione per alimentare correttamente la PNLA.

Mossa 2 — Prevedere la domanda (approccio predittivo)

Qui si sale di livello, anche in termini di complessità. La quantità di dati a disposizione consente analisi di tipo predittivo, il cui obiettivo è anticipare la domanda futura per organizzare una risposta adeguata in tempi utili — esattamente ciò che il nuovo impianto normativo chiede quando parla di orientare la programmazione dell'offerta.

Si entra nel mondo della data science: se la semplice osservazione dello storico basta a cogliere fenomeni di stagionalità (l'aumento dei test allergologici in primavera, per esempio), l'analisi avanzata può andare molto oltre. Sintetizzando dati provenienti da fonti eterogenee — andamento delle prenotazioni, dati clinici, segnali esterni — è possibile prevedere i picchi di domanda e intercettare anomalie prima che si traducano in un impatto sulle performance del sistema.

Mossa 3 — Governare l'appropriatezza prescrittiva

Alla domanda "come ridurre le liste d'attesa" si può dare una risposta concreta agendo direttamente sulla domanda, ovvero ottimizzando l'appropriatezza prescrittiva. È l'ambito in cui la normativa più recente si è fatta più esplicita, formalizzando il metodo RAO e aprendo all'uso di algoritmi e intelligenza artificiale a supporto della valutazione.

Sul piano tecnologico questo significa adottare soluzioni software capaci di rilevare in modo automatico gli eccessi di prescrizione e le prestazioni non allineate ai criteri di appropriatezza, fornendo alle Direzioni competenti tutte le informazioni utili a intervenire. Agendo sulla radice della domanda inappropriata, questo approccio contribuisce a ridurre le liste d'attesa, ad accelerare i tempi e a garantire un servizio migliore ai pazienti, liberando capacità per chi ne ha effettivamente bisogno.

Verso una governance data-driven delle liste d'attesa

L'evoluzione normativa degli ultimi due anni ha reso evidente una direzione: la riduzione delle liste d'attesa non passa da un singolo intervento, ma da un modello di governance basato sui dati, capace di misurare, prevedere e correggere. La Piattaforma nazionale rappresenta l'infrastruttura di trasparenza e monitoraggio a livello di sistema; le singole strutture, però, hanno bisogno di strumenti che trasformino quei dati in decisioni operative quotidiane.

È qui che una Healthcare Analytics Platform come Clinika® affianca il quadro pubblico: raccoglie e integra i dati sanitari, ne abilita l'analisi descrittiva e predittiva e supporta la governance dell'appropriatezza, aiutando le organizzazioni sanitarie a passare da una gestione reattiva a una gestione anticipata dei tempi d'attesa — nel pieno rispetto dei nuovi obblighi di monitoraggio e interoperabilità.

Ridurre le liste d'attesa, in definitiva, non significa soltanto aggiungere offerta, ma governare meglio quella esistente. E per governare serve, prima di tutto, vedere con chiarezza. I dati, se ben interpretati, sono la mossa che azzera le code.